Flash dal carcere Modena

FLASH DAL CARCERE

È una domenica mattina di autunno. La cappellina del Sant’Anna è piena zeppa. Le persone che l’affollano parlano ad alta voce tra di loro.

Fa caldo in questa piccola chiesetta del carcere, fa spesso parecchio caldo. I banchi, precedentemente allineati come liturgia vuole, divengono sempre più scomposti dalla foga delle genti che, prima di tutto, vogliono parlare e raccontare.
“Cosa avranno poi da dirsi?” sbotta Mario, un volontario di vecchia data. Il sottoscritto cerca di invitare ad un minimo di silenzio per iniziare la messa. E l’aria si fa sempre più calda. Non solo per la temperatura che, per un vero e proprio “effetto stalla” sta aumentando.

All’improvviso, in un gruppetto, la conversazione si fa sempre più agitata fino a debordare in una rissa tra due giovani. Volano pugni da fare invidia a Bud Spencer.
In meno di non so quanto, arrivano quattro o cinque agenti che, con le prassi del caso, bloccano i due contendenti e li sottraggono all’assemblea che rimane completamente zittita.

“Iniziamo padre!” mi suggerisce Mario. Il problema è che anche il padre è rimasto senza parole. Respiro profondamente, dentro di me sento solo un crescente imbarazzo. Letteralmente non so proprio che pesci pigliare.
Mi viene in mente il versetto del vangelo: “Venite con me, vi farò diventare pescatore di uomini”… “E come si fa a pescare questi uomini qua?”…

E intanto continuo a respirare profondamente e, guardando i presenti, mi viene fuori un timido: “Volete che facciamo lo stesso la messa?”
Renato mi guarda diritto negli occhi e mi dice “Eh padre, se non la facciamo oggi la messa, quando la dobbiamo fare?”… e Francesco aggiunge: “Se aspettiamo di diventare come dovremmo essere non dovremmo più nemmeno entrare in questa chiesetta!”…

Li avrei baciati in fronte. Stavolta l’uomo pescato sono stato io!

Abbiamo iniziato la messa, mentre cresceva dentro di me la confortante consapevolezza che Dio ama l’umanità cos’ì com’è

Grazie, fratelli del Sant’Anna!

P. Luca

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